Risultati hotel Italia nel 2021 e previsione per il 2022

Questo articolo analizza a consuntivo le performance principali (Occupazione e Revpar) degli hotel negli ultimi due anni di pandemia, facendo un confronto col 2019 e proiettando sul 2022 possibili scenari, cercando anche di fare una distinzione tra hotel che applicano il revenue management e hotel che non lo applicano.

Nel primo caso il campione rappresentativo esaminato è composto da circa 350 strutture 3 e 4 stelle in Italia (con punteggio online superiore a 8 su Booking e 4 su Tripadvisor), seguiti in consulenza dal Franco Grasso Revenue Team e che utilizzano l’RMS Revolution Plus. Nel secondo caso viene fatto poi un confronto con dati di altre strutture estrapolati da report e comunicati di associazioni di categoria, o tratti da extranet ota e portali di benchmarking come STR.

Iniziamo con questo grafico che riepiloga l’andamento di hotel 3 e 4 stelle che hanno applicato il revenue management negli ultimi due anni, 2020 e 2021, confrontando i risultati col 2019 e dando alcune indicazioni sui risultati finanziari che queste strutture hanno ottenuto nelle varie fasi della pandemia.

Come è visibile dal grafico, l’andamento degli hotel è molto intuitivo se lo correliamo all’andamento della pandemia e delle varie ondate che hanno caratterizzato questi due anni.

Flashback nel 2020

Come emerge dal grafico da marzo a maggio 2020 l’impatto della pandemia fu severissimo per tutti gli hotel, al punto che molti decisero di chiudere temporaneamente. Tra lockdown, chiusure frontiere, cancellazioni voli ed eventi, è facile immaginare quali furono le ripercussioni.

Tuttavia, chi faceva revenue prima della pandemia aveva la fortuna di avere un cash flow importante che consentì di rimanere aperti e sopravvivere in quei mesi di perdite, mantenere i canali online aperti e la macchina commerciale costantemente in moto, grazie alle recensioni di quei pochi viaggiatori che erano autorizzati dalla legge a viaggiare per motivi essenziali. Quel 10-15% di occupazione che gli hotel aperti raggiunsero nei mesi dei lockdown, per quanto possa sembrare negativo, li mise in una posizione di vantaggio commerciale rispetto a chi aveva preferito chiudere. Tutto questo grazie alla maggiore visibilità acquisita in quei mesi difficili.

E una volta arrivata l’estate, col virus che biologicamente arretrava col caldo e dava un po’ di tregua, le restrizioni vennero rimosse e la domanda leisure riprese in modo repentino. Tuttavia, questo ritorno della domanda non premiava tutti gli hotel in egual misura. Mentre gli hotel rimasti sempre aperti che applicavano il revenue management riuscivano a raggiungere occupazioni tra il 60% e 90% recuperando in buona parte le perdite dei mesi del lockdown, gli altri continuavano a fare fatica e raggiungere occupazioni tra il 20 e 40%, continuando a registrare perdite.

Tuttavia, come sappiamo, nel 2020 non c’erano ancora i vaccini e l’immunità raggiunta dalla popolazione, attraverso l’infezione naturale, era molto bassa (2%). E con l’arrivare dell’inverno il virus riprese a circolare velocemente, costringendo il governo a nuove restrizioni al movimento e alle libertà per cercare di limitare l’impatto sugli ospedali.

La seconda ondata tra 2020 e 2021

Anche in questo caso si ripresenta un copione già visto con hotel che, grazie ai profitti ottenuti nei mesi estivi, continuarono a mantenere un cash flow attivo e a permettersi di rimanere aperti anche durante i mesi della seconda ondata di Covid. La loro situazione finanziaria consentì di generare anche fiducia nelle banche e ottenere liquidità o agevolazioni per continuare ad andare avanti e a mantenere gran parte dello staff in un momento difficile. Altri hotel si trovarono a richiudere. Altri riuscirono a trasformarsi in covid hotel e a generare business grazie alle quarantene.

Gli hotel aperti online avevano quindi un vantaggio non indifferente. Per quanto la domanda fosse calata notevolmente per via delle nuove restrizioni della seconda ondata, era calata notevolmente anche la concorrenza, tra chi aveva chiuso temporaneamente, chi per sempre o chi si era trasformato in covid hotel ed era costretto a chiudere i canali online e accettare solo ospiti positivi al covid o con obbligo di quarantena.

Quindi durante i mesi più difficili della seconda ondata tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, gli hotel aperti sfruttarono la situazione di minore concorrenza e riuscirono ad attrarre tutta quella fascia di viaggiatori essenziali e business autorizzata a viaggiare. Questo si è tradotto in percentuali d’occupazione tra il 30 e 50% che statisticamente garantiscono una situazione di cosiddetto breakeven, cioè di parità tra costi e ricavi.

Chi non è in grado di raggiungere il breakeven in questo range di occupazione (30-50%) statisticamente ha due problemi:

1) Inefficiente razionalizzazione dei costi;

2) Mancanza di revenue management (ADR troppo basso)

In aggiunta al break-even, gli hotel revenue poterono continuare a raccogliere tante recensioni positive, mantenere un tasso di conversione e un ranking online sempre alto, e uno staff motivato grazie alla sostanziale stabilità finanziaria in un momento storico drammatico.

Al contrario di chi invece, per scelta o necessità, aveva chiuso, licenziato o si era trasformato in covid hotel.

Le vaccinazioni di massa e la ripresa nell’estate 2021

La preferenza dei canali online e la visibilità extra fornita alle strutture rimaste sempre aperte e che facevano revenue management diventò quindi indispensabile con l’arrivo dei vaccini. Questi ultimi chiaramente favorirono l’aumento dell’immunità della popolazione, e con l’arrivo dell’estate e del caldo sono arrivati poi l’allentamento delle restrizioni, la ripresa della domanda leisure, degli eventi e il ritorno dei gruppi.

Infatti a luglio 2021, con un tasso d’immunità (vaccinati+guariti) attorno al 70% e quasi tutte le restrizioni cadute, gli hotel che facevano revenue management hanno raggiunto o superato i risultati del 2019.

Questo trend è rimasto stabile per tutta la seconda metà del 2021, con un tasso d’immunità che è cresciuto mese dopo mese fino ad arrivare a fine dicembre a circa il 90%. Solo gli hotel di città sono ancora leggermente indietro rispetto al 2019 per via delle restrizioni e i limiti numerici che ancora condizionano i grandi eventi e congressi business da cui le città in gran parte dipendono. Ma il gap da luglio in poi è davvero minimo (8%).

Invece tutti gli hotel a vocazione prettamente leisure (mare, montagna, lago ecc.) hanno ottenuto nella seconda parte dell’anno risultati notevolmente superiori al 2019, sia in termini di occupazione che soprattutto ADR (average daily rate o prezzo medio di vendita) e Revpar (revenue per available room o ricavo per camera disponibile), come visibile dal grafico a seguire.

Hotel di città, montagna, mare e lago

Va detto che la prima parte del 2021 è stata chiaramente condizionata dalla seconda ondata, e a sentire l’impatto sono stati soprattutto gli hotel annuali (città) o “bistagionali” (montagna), ma la seconda parte del 2021 è stata talmente forte da aver salvato l’intero anno e consentito alle strutture di chiudere con un margine operativo lordo positivo, pur essendo indietro nei fatturati rispetto al 2019 di circa un 30%.

Come visibile dal grafico a seguire, gli hotel di città, ad esempio, sono riusciti a chiudere con un’occupazione annuale attorno al 60% che ha portato a un GOP (gross operating profit o margine operativo lordo) positivo. Chi invece era rimasto chiuso per molto tempo ha concluso l’anno con perdite del fatturato anche del 70% rispetto al 2019 e un GOP ancora negativo.

Se è vero che gli hotel di città riuscirono durante la seconda ondata a raggiungere il breakeven grazie ai viaggiatori business ed essenziali, l’impatto per la montagna tra il 2020 e il 2021 fu molto più pesante. Questo perché gli hotel di montagna vivono soprattutto di clientela leisure che durante la seconda ondata fu soggetta alle restrizioni ai viaggi più rigide. Tuttavia le performance durante l’estate e poi questo inverno sono state talmente eccezionali da aver consentito a queste strutture di ottenere anche in questo caso, con un’occupazione annuale del 55%, un risultato economico (GOP) positivo.

Per quanto riguarda invece gli hotel stagionali, che lavorano soprattutto d’estate (mare, lago o campagna) la situazione è stata decisamente più favorevole. Infatti come sappiamo questo virus, come tutti i virus respiratori, tende a diffondersi meno in estate, per una serie di ragioni biologiche, ambientali e sociali.

Nel grafico a seguire si può vedere l’andamento stagionale degli hotel di mare, che hanno chiuso con un’occupazione stagionale attorno al 70% e un fatturato finale nettamente superiore al 2019 (tra il 15 e 20%), quindi con un GOP nettamente positivo. Il trend delle strutture di mare è analogo a quello visto in altre strutture stagionali come quelle di lago o campagna.

Anche per queste destinazioni chi non faceva revenue management, pur beneficiando della grande richiesta estiva e riuscendo ad ottenere un risultato economico soddisfacente, ha comunque chiuso l’anno con fatturati inferiori al 2019. Questo per via di giorni a piena occupazione ma a prezzi molto più bassi sia dello storico che di quegli hotel che facendo revenue sono stati premiati dai canali online e sono riusciti ad ottenere incrementi di ADR notevoli rispetto al 2019, anche del 30%.

Uno sguardo alla fine del 2021 e alla variante Omicron

Ora però diamo uno sguardo all’ultimo periodo dell’anno, quello coincidente con le vacanze di Natale e Capodanno. Come sappiamo l’ultimo periodo del 2021 è stato caratterizzato da una nuova ondata di Covid, e in particolare dalla cosiddetta variante Omicron, molto più contagiosa ma meno aggressiva di quelle precedenti, anche per via di un tasso d’immunità molto alto nella popolazione.

A differenza dell’anno precedente quasi nessun governo nel mondo ha imposto lockdown o particolari restrizioni ai viaggi, perlomeno a chi era vaccinato o guarito dal Covid. Vediamo quindi l’impatto che ha avuto Omicron negli hotel di città, penalizzati dalla cancellazione di eventi che si tengono tipicamente tra Natale e Capodanno.

Per le città, come si evince dal grafico, il gap con il periodo di vacanze pre-covid continua ad essere stretto, nonostante tutto, e questo fa immaginare riprese molto veloci.

Ora vediamo invece l’impatto sugli hotel leisure di montagna, in assenza di particolari restrizioni ai viaggi sia a livello domestico che europeo.

Come emerge dal grafico il risultato dell’intero periodo di vacanze (dal 20 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022) è stato leggermente inferiore per occupazione allo stesso periodo del 2019 (75% vs 80%), ma grazie a un ADR nettamente superiore (+15%), il Revpar (e quindi il fatturato) è stato superiore al 2019 (+7%)

Questo cosa significa? Che sono state tendenzialmente vendute meno camere, ma quelle camere vendute a prezzi molto più alti hanno consentito di superare il risultato pre-covid.

Ora la domanda potrebbe essere: perché sono state vendute meno camere del 2019?

Beh, le motivazioni principali sono due:

  • A causa dell’alta contagiosità di Omicron, milioni di persone che avevano prenotato o volevano prenotare hanno dovuto rinunciare sotto data in quanto risultate positive al Covid, per quanto in gran parte asintomatiche, o come contatti stretti di positivi costrette a stare a casa in quarantena
  • Tra questi milioni di persone ci sono anche staff degli hotel (ricevimento, ristorante, housekeeping ecc). Tutte persone in gran parte asintomatiche ma costrette a stare a casa in quarantena. Costringendo così le strutture a limitare la capacità di vendita per mancanza di personale, anche in quei casi in cui potenzialmente si poteva raggiungere il 100% d’occupazione

Sembra paradossale, ma se nel 2020 il 100% d’occupazione veniva visto come una sorta di “miracolo” da festeggiare, nel 2021, soprattutto per via di Omicron, si è trasformato quasi in un problema da evitare. Gli hotel sono da un lato felicissimi di aver superato anche del 10% il fatturato del 2019, ma consapevoli che se non ci fosse stato Omicron quel 10% poteva essere anche 30 o 50%.

Se non altro Omicron ha avuto un vantaggio, portare nel momento in cui scriviamo

l’immunità della popolazione, grazie all’infezione naturale, a livelli altissimi, vicini al 100%. E a limitare quindi in termini assoluti il potenziale impatto futuro sugli ospedali, che sono la prima cosa da analizzare in relazione all’applicazione di potenziali restrizioni (1).

Infatti oggi sappiamo che chi è vaccinato ha un’alta protezione che rende anche un’eventuale infezione quasi innocua. E anche chi ha avuto il Covid nel 2020, nel momento in cui ha avuto una reinfezione con Omicron, è stato praticamente asintomatico (2). Come confermato dagli scienziati, questo potrebbe creare potenzialmente una forte protezione contro future varianti, aprendo così nuovi scenari anche per il turismo.

Che cosa abbiamo imparato nel 2020 e 2021

Se volessimo riepilogare quello che abbiamo imparato in questi ultimi due anni per poi fare una proiezione sul 2022 potremmo elencare questi punti principali:

  • I lockdown e la chiusura delle frontiere hanno fallito nell’eradicare il virus, hanno solo posticipato la sua diffusione. Oltre a creare una serie di danni collaterali sociali e psicologici che diversi scienziati e governi nel mondo hanno evidenziato (3)(4).
  • In estate tutti i virus a trasmissione aerea hanno una mitigazione. Questo in parte è dovuto a fattori ambientali (le alte temperature riducono le chance di sopravvivenza del virus) e sociali (le persone tendono a passare molto più tempo all’aperto) (5).
  • Un virus ha come scopo primario quello di riprodursi il più possibile, non di sopprimere la cellula ospitante, anche perché senza questa morirebbe. Una variante di successo, quindi, deve aumentare la capacità del virus di replicarsi, ma per farlo deve evitare che la cellula muoia. Variando, con molta probabilità il virus aumenterà la sua contagiosità ma diventerà meno aggressivo. Tra le nuove generazioni di un virus, sopravvivono tipicamente quelle più capaci di replicarsi e meno aggressive (6).
  • Gli albergatori che hanno studiato queste basi di biologia già nel marzo 2020, sono stati in grado di fare previsioni sagge e hanno trasformato queste basi scientifiche in una strategia di revenue management.
  • Chi è rimasto sempre aperto e ha continuato a raccogliere recensioni anche durante i lockdown ha avuto una spinta commerciale diversa, venendo poi premiato dalle ota attraverso una maggior visibilità durante i periodi privi di restrizioni.
  • Sono sufficienti anche 4-5 mesi (alias estate) di massimizzazione dei ricavi (grazie al revenue management) per salvare un intero anno e chiuderlo senza perdite finanziarie.
  • Chi faceva revenue management prima della pandemia e ha continuato a farlo durante, ha mantenuto una situazione finanziaria stabile che ha consentito di guadagnarsi la fiducia delle banche e dello stato e ottenere agevolazioni, contributi fiscali o crediti.
  • Chi faceva revenue management prima della pandemia e ha continuato a farlo durante, è riuscito a mantenere gran parte del proprio staff durante la peggior crisi della storia del turismo.
  • Chi faceva revenue management prima della pandemia e ha continuato a farlo durante, ha mantenuto un cash flow positivo che ha consentito di continuare a investire anche nel 2021, attraverso miglioramenti del servizio, ristrutturazioni delle camere e delle aree comuni, tecnologia ecc. Al contrario di chi invece non poteva permettersi nessun investimento in quanto aveva come unico obiettivo la sopravvivenza.

Forecast per il 2022

Le previsioni sul 2022 sono chiaramente legate all’andamento della pandemia. Ma una cosa l’abbiamo capita: oggi, dopo due anni d’immunizzazione (naturale o indotta), stiamo per larghi versi vivendo una pandemia degli asintomatici, e l’emergenza sanitaria si sta gradualmente trasformando in un’emergenza burocratica.

Basta vedere la paralisi causata da Omicron che ha bloccato a casa milioni di persone asintomatiche contemporaneamente.

Nessuno può escludere che nei prossimi mesi possa spuntare da qualche parte una variante ancora più contagiosa di Omicron e di quelle precedenti, ma molto meno aggressiva. Cosa succederà a quel punto? Milioni di persone asintomatiche di nuovo bloccate contemporaneamente a casa perché risultate positive?

Con un tasso d’immunità vicino al 100%, un vero ritorno alla normalità avverrà solo nel momento in cui i tamponi verranno prescritti solo a chi è sintomatico o verranno abolite le quarantene obbligatorie per chi risulta positivo ma è asintomatico, vaccinato o ha avuto il Covid una o più volte.

Le prospettive per gli hotel dipendono in fondo da queste valutazioni che i politici e gli scienziati hanno iniziato a fare in merito alle quarantene (7). In tal senso possiamo comunque immaginare alcuni scenari, diversificati tra hotel che hanno fatto revenue management e hotel che non l’hanno mai fatto.

Hotel che fanno revenue management vs altri

Nello scenario peggiore, gli hotel che hanno sempre fatto revenue management incrementeranno comunque il loro fatturato almeno del 10% sul 2019. Se poi verranno finalmente abolite le quarantene per chi risulta positivo al covid, gli incrementi sul 2019 per gli hotel che fanno revenue management potranno arrivare in alcuni casi anche al 30%.

E gli hotel che non hanno mai fatto revenue management o hanno smesso di farlo nel 2020?

Man mano che la pandemia si trasformerà in endemia, e l’emergenza inizierà a scemare, gli aiuti economici di stato si ridurranno sempre di più e il business delle quarantene cesserà di esistere. Per cui chi ha fatto affidamento solo a questo tipo di sostentamento, avrà vita dura.

Alcuni hotel senza revenue management falliranno, altri più fortunati riusciranno a stare a galla ma registreranno ancora importanti cali di fatturato rispetto al 2019.

Ci sono diversi hotel che non hanno mai creduto nel revenue management, o che hanno smesso di farlo quando è scoppiata la pandemia, nella falsa convinzione che il revenue management serve solo a gestire una domanda esistente, e che quindi in mancanza di domanda anche il revenue management diventasse inutile.

Del resto, è molto più semplice e rassicurante puntare il dito contro il Covid o i politici che rimboccarsi le maniche, studiare le basi della microbiologia, ed elaborare una coerente strategia di revenue management mirata a trasformare la crisi in opportunità.

Non c’è ombra di dubbio che nel settore alberghiero il Covid abbia rappresentato una “fortuna” per chi faceva revenue management e ora ha davanti a sé una situazione in cui la domanda turistica generale sta tornando ai livelli assoluti del 2019 ma l’offerta è molto inferiore al 2019. Certamente apriranno nuove strutture, ma ci vorrà qualche anno prima di vedere un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta. E per chi fa revenue management si prospettano anni d’oro.

Fonti

(1) https://abcnews.go.com/Health/wireStory/hope-omicron-wave-increases-global-immunity-82444416

(2) https://www.nbcnews.com/health/health-news/people-reinfected-omicron-variant-fewer-symptoms-small-cdc-study-finds-rcna10195

(3) https://www.wsj.com/articles/zero-covid-coronavirus-pandemic-lockdowns-china-australia-new-zealand-11628101945

(4) https://www.straitstimes.com/singapore/politics/spore-must-press-on-with-strategy-of-living-with-covid-19-and-not-be-paralysed-by

(5) https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpubh.2020.567184/full

(6) https://news.northeastern.edu/2021/12/13/virus-evolution/

(7) https://www.cdc.gov/media/releases/2021/s1227-isolation-quarantine-guidance.html

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